XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO 

 

 

Mitezza e umiltà: vera sapienza

 

Il Signore nella sua bontà, nella sua grandezza, nella sua benevolenza rivela ai "piccoli" le cose più grandi, il senso vero della vita e il suo snodarsi verso l'eternità, mentre tante volte chi ha prestigio "umano" ne rimane privo. Può dire tante parole, può essere potente, ricco, famoso, importante, può anche imporsi, può avere successi... ma non possiede ciò che è veramente necessario: la fede, l'amore, la sapienza del cuore e della vita. Tornano alla mente queste cose quando sentiamo di personaggi famosi, in certi successi o alla loro morte..."Stolto, ti viene richiesta la tua vita e della tua anima che ne sarà?!" Tante cose, ma la fede, l'amore al prossimo, la rettitudine?

Ma c'è tanta gente semplice, povera, anziana, sofferente che vive il mistero e la santità della vita, anche nelle situazioni più delicate.

Benedetta Bianchi Porro arriva a dire: "Prima nella poltrona, ora nel letto che è la mia dimora ho trovato una sapienza più grande di quella degli uomini. Ho trovato che Dio esiste ed è amore, fedeltà, gioia, certezza, fino alla consumazione dei secoli".

Gesù fa un riferimento alla sua unione profonda col Padre nella vita della Trinità, nella pienezza della conoscenza e dell'amore.

"Venite a me", "stanchi e oppressi", "vi darò ristoro". Gesù conosce la vita degli uomini, le sofferenze, le debolezze, il peso delle situazioni, le oppressioni fisiche e morali: è venuto per questo, per essere il nostro Salvatore, per darci la sua forza, la sua grazia, la sua pace, il suo ristoro.

Si tratta di andare a Lui: "Venite a me!"

Possiamo pensare a tutte le persone del mondo, oppresse, stanche, sfinite... molte volte nella violenza o nell'indifferenza di tanti. Gesù ha compassione delle folle, dell'umanità di oggi e anche oggi ci dice, come agli apostoli, "date voi stessi loro da mangiare". "Venite a me": accompagnare a Cristo i poveri e gli oppressi di qualunque situazione. Li accompagneremo a Cristo, se siamo convinti e credenti di Cristo.

"Prendete su di voi il mio giogo": il giogo può essere il nostro impegno di amore, di condivisione, di giustizia verso i poveri. E' l'amore verso il prossimo il comandamento di Gesù, la strada per la salvezza terrena ed eterna della nostra vita. Il senso e la sapienza della vita è l'amore, non altre cose.

"Imparate da me che sono mite e umile di cuore": Gesù è il modello. Come cerco di fare miei i pensieri di Gesù, i suoi sentimenti, le sue azioni, i suoi impegni, il suo amore? Cosa vuol dire esattamente "essere mite e umile di cuore"? Non certamente quando io mi illudo di esserlo o mi lascio andare a qualche sentimentalismo o a qualche atteggiamento artefatto, ma quando sono retto, sincero nella coscienza, donato agli altri, perché emerga e cresca la vita degli altri, non la mia. Cristo Gesù è mite e umile nella sua vita ordinaria, nella sua povertà, nel suo disinteresse, nella sua croce.

E' sempre bello e ci fa bene ricordare tante persone, che abbiamo anche conosciuto o di cui abbiamo sentito, che hanno vissuto la bontà vera del cuore e il dono disinteressato agli altri. Possiamo pensare a persone concrete che sono veri esempi di bontà, di mitezza, di umiltà.

Essere di Cristo, imitare Cristo, vivere Cristo nella vita di fede e nella vita di amore.

 

"Gesù, mite e umile di cuore, rendi il nostro cuore simile al tuo".