Il Torchio Mistico

 

L'immagine del "Torchio Mistico" o di "Cristo pigiatore" ha una lunga storia. Possiede un carattere allegorico per cui Cristo è il frutto che va pigiato, il succo ricavato, in realtà il sangue, è la bevanda di redenzione per i nostri peccati.

 

Dal catino che raccoglie il sangue parte la linea rossa che suddivide tutte le scene dell'opera. Linea che accompagna la sofferenza del peccato fino alla pressa del sacrificio di Gesù.

 

La figura centrale di Cristo è accompagnata, ai lati, da altre immagini di sofferenza dell'uomo, segni sempre attuali, assimilabili alla condanna di Gesù, ricordata dalla corona di spine, insieme ad altri strumenti di tortura e di prigionia quali la sedia con le catene e i ceppi.

 

L'iscrizione si traduce Il Servo del Signore, titolo riconosciuto nel IV canto del Servo, (Isaia, 53,13) La lunga storia di questa particolare iconografia nasce nel Medioevo, con attestazioni risalenti al IX secolo. All'origine vi erano la raffigurazione della vite e del grappolo.

 

La visualizzazione di Cristo nella pressa si diffonde invece dal XII secolo e con maggior realismo, e sempre più esplicitamente, Gesù viene dipinto mentre trasuda sangue sotto la pressione del torchio almeno dal XIV secolo.
L'ispirazione all'immagine è tratta dal testo d'Isaia (63,3) Nel tino ho pigiato da solo e del mio popolo nessuno era con me. Li ho pigiati con sdegno. Il loro sangue è sprizzato sulle mie vesti e mi sono macchiato tutti gli abiti.

 

Spetta a sant'Agostino il collegamento tra questo brano d'Isaia e il grappolo meraviglioso del libro dei Numeri (13,23) Tagliarono un tralcio con un grappolo d'uva, che portarono in due con una stanga. Nelle Esposizioni sui salmi il commento rivolto al salmo 55, 3-4 Mi calpestano sempre i miei nemici, molti sono quelli che mi combattono. / Nell'ora della paura io in te confido leggiamo "... Perché è tenuto nel torchio il suo corpo, cioè la sua chiesa. Che significa " nel torchio" ? Nelle angustie. Ma ben fecondo è questo essere spremuti nel torchio. Finché è sulla vite, l'uva non subisce pressioni: appare intera, ma niente da essa scaturisce. La si mette nel torchio, la si calpesta e schiaccia; sembra subire un danno, invece questo danno la rende feconda, mentre al contrario, se le si volesse risparmiare ogni danno rimarrebbe sterile. Orbene tutti i santi che soffrono persecuzioni da parte di coloro che si sono allontanati dai santi, stiano attenti a questo salmo e vi riconoscano sé stessi ... Il primo grappolo d'uva schiacciato nel torchio è Cristo. Quando tale grappolo venne spremuto nella passione, ne è scaturito quel vino il cui calice inebriante quanto è eccellente!


I Vari quadri

Caino e Abele   (Genesi 4,8)

 

Caino disse al fratello Abele:- Andiamo in campagna!- Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise.

Il primo scomparto raffigura la scena dell'uccisione di Abele per mano del fratello Caino.

E' un'immagine di lapidazione che viene riprodotta, in dimensioni ridotte, anche nel successivo riquadro in cui campeggia un personaggio maschile in abiti odierni ed in atteggiamento di riflessione.

L'iscrizione presente in alto si traduce Siamo tutti come Caino. Il significato della frase ha perfetta aderenza con la situazione di isolamento e di consapevolezza del peccato dell'uomo di tutte le generazioni, anche della più recente, in cui si rinnova il sentimento di disagio della propria coscienza.

 

I tre Patriarchi   (Genesi 12,1)

 

Il Signore disse ad Abram: vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò.

Il riquadro segnato dal numero II è idealmente diviso in due registri, nel superiore si possono identificare i tre Patriarchi, Abramo, Isacco e Giacobbe, e in quello inferiore un uomo, nell'identica collocazione degli altri personaggi.
La posizione dell'Eterno, alla destra dell'immagine, unisce idealmente il compito di questi uomini appartenenti ad epoche diverse ma "chiamati" a svolgere la missione che Dio affida a ciascuno.

 

Il diluvio universale   (Genesi 6, 17-19)

 

Ecco, io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne in cui è alito di vita; quanto è sulla terra perirà. Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell'arca tu e con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli. Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell'arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina.

La III immagine richiama il brano del Diluvio Universale, in pieno campo è raffigurata l'arca che salva Noè, la sua famiglia e le coppie di animali che dovranno ripopolare la terra.

 

Dopo il diluvio universale   (Genesi 9, 12-13)

 

Dio disse: -Questo è il segno dell'alleanza, che io pongo tra me e voi e ogni essere vivente che è con voi per le generazioni eterne. Il mio arco pongo sulle nubi, ed esso sarà il segno dell'alleanza tra me e la terra.

La scena IV è commentata dall'esaudiente iscrizione: il patto che la terra nuova sia nostra e che noi la lavoriamo.

 

Zaccheo dietro la folla   (Luca 19)

 

Entrato in Gerico, attraversava la città. Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura.

Il personaggio, noto per la sua bassa statura è posto isolatamente alla sinistra della scena, guarda il sicomoro con l'intenzione di potercisi arrampicare per poter osservare Gesù Cristo e superare così il punto di vista del resto della folla.

 

Zaccheo sul sicomoro   (Luca 19)

 

Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse:Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua.

La VI immagine rappresenta Zaccheo tra i rami dell'albero, Gesù lo coglie di sorpresa in quella posizione e lo invita a scendere con un cenno della mano. L'iscrizione che si legge è indicativa di tutte le sequenze, amatevi gli uni [con] gli altri.

 

Gesù e Zaccheo   (Luca 19, 6-7)

 

In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò tutti mormoravano:- E' andato ad alloggiare da un peccatore!-

Amatevi gli uni [con] gli altri si riferisce anche allo scomparto VII dove gli astanti sono ritratti con espressioni di stupore nei confronti di Gesù che accoglie Zaccheo, noto pubblicano, al suo cospetto.

 

Zaccheo cede i suoi beni   (Luca 19, 8-10)

 

Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore:- Ecco, Signore, io do' la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto- Gesù gli rispose:- Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo; il figlio dell'uomo, infatti, è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto-

La raffigurazione VIII vede Gesù circondato da una grande folla. Zaccheo, alla sua sinistra, depone dei sacchetti in un punto ove ne sono presenti degli altri insieme ad una scatola.

E' un chiaro riferimento al distacco dai beni materiali a vantaggio di quelli spirituali.

 

Misericordia di Gesù   (Marco 6, 53)

 

Appena scesi dalla barca, la gente lo riconobbe, e accorrendo da tutta quella regione cominciarono a portargli sui lettucci gli ammalati, dovunque udivano che si trovasse. E dovunque giungeva, in villaggi o città o campagne, ponevano gli infermi nelle piazze e lo pregavano di potergli toccare almeno la frangia del mantello; e quanti lo toccavano guarivano.

L'immagine IX vede Cristo al centro della composizione tra una moltitudine di sofferenti. L'iscrizione riporta: Ebbe misericordia delle folle.

Anche in questo caso il messaggio scritto ha un ruolo riassuntivo con la scena successiva della moltiplicazione dei pani e dei pesci.

 

La moltiplicazione dei pani   (Luca 9,16-17)

 

Prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo,li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perchè li distribuissero alla folla.Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.

Il nutrimento di Cristo per le folle è costituito dall'abbondante distribuzione dei pani. Cristo dona sé stesso. Col suo miracolo non sazia solo la fame fisica ma è Lui stesso nutrimento dello spirito, pane di vita eterna.